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Déjà vu

Déjà vu: sono quelli che mi sembra sempre più spesso di avere quando sfoglio le riviste o scorro le pagine dei più autorevoli blog sul design e l’architettura. Sarà che da quando ho letto “Architectural memes”: o dell’influenza, dell’eredità e della fretta in architettura non guardo più le cose nello stesso modo. Nell’articolo vengono messi a confronto alcuni progetti che sembrano copiarsi l’un l’altro, e non si tratta di architetti che si ispirano ai “grandi”, ma di edifici di “grandi” del calibro di BIG, OMA, MVRDV, con similitudini a dir poco imbarazzanti. Il perché di tali somiglianze viene spiegato ricorrendo all’affascinante teoria dei “memi”, elaborata nel 1976 da Richard Dawkins nel libro Il Gene Egoista. I memi sono unità di trasmissione culturale: come i geni, secondo la teoria evoluzionistica, sono le unità elementari di trasmissione dei caratteri ereditari nella biologia, così i memi, nel campo della cultura, trasmettono determinate idee. L’argomento è lungo e complesso e vi consiglio vivamente di leggere quanto già spiegato a proposito in maniera chiara ed avvincente da Luca Silenzi e da Paolo Bettini.
Piuttosto volevo soffermarmi sul fatto che una ricerca sui memi la fa quotidianamente Fabio Novembre su www.ionoi.it. Nei suoi post vengono evidenziati degli accostamenti tra oggetti, dipinti, installazioni, architetture, illustrazioni, elementi del mondo della moda, opere d’arte che riprendono determinati concept. In alcuni casi i riferimenti sono voluti e vanno visti come esplicite interpretazioni in chiave moderna di classici. In altri casi si tratta di similitudini individuate esclusivamente attraverso una sensibilità individuale, mentre in altri casi ancora, se escludiamo il fatto che l’autore abbia cercato di fare il furbo, si tratta di idee che maturano parallelamente nelle menti di persone distanti chilometri ma che probabilmente hanno ricevuto degli stimoli simili. Ad ogni modo quelli di Novembre sono dei parallelismi alquanto ricercati se li confrontiamo con memi più diffusi come ad esempio il tetris, il cubo di Rubick, l’algoritmo di Voronoi, la sedia/tavolino-portariviste, l’appendino/libreria-albero, lo yin/yang, pacman, la calla, il puzzle, il pixel, le linee rette intrecciate (effetto nido e/o shanghai), la manta e molti altri. Forse un buon esercizio per verificare l’originalità di un progetto è proprio quella di fare caso ai memi. Se è vero che nel Postmoderno tutto è stato già visto, fatto, detto, e che, come sostiene Calvino, l’unica cosa che ci rimane è il gioco combinatorio di elementi da trovare nel repertorio della storia, la decontestualizzazione e la possibilità di associare nuovi significati alle cose, è anche vero che il senso della progettazione risiede nell’innovazione. Non è una questione di dover essere originali a tutti i costi, ma di addurre valori aggiunti a ciò che ci circonda e forse la crisi economica globale può aiutare in tal senso favorendo una “selezione naturale” che ridia senso agli oggetti.

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