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Move Your Body

Un paio di settimane fa ho avuto l’occasione di visitare la mostra (la stanza con 4 opere) di Keith Haring presso il Museo Archeologico Nazionale-La Civitella di Chieti. Delle opere mi ha colpito il richiamo alle figure di Katsushika Hokusai, artista giapponese vissuto a cavallo tra Settecento ed Ottocento. In una recente raccolta di suoi disegni è interessante notare lo studio dell’espressività del corpo umano spesso attraverso la ripetizione della stessa figura in pose ed atteggiamenti diversi. I corpi snodati e teatrali nelle pose sono incredibilmente vicini ai pittogrammi di Haring che vibrano al ritmo di musica pop e dance. Con la differenza che mentre i personaggi di Milwaukee sono fatti per essere colti nella loro dinamicità dal punto di vista dell’automobilista in movimento sull’autostrada, e quindi come sequenza animata, quelli di Hokusai sono dei piccoli capolavori in cui perdersi nel dettagli, da godere lentamente esplorandoli uno ad uno. Quasi due secoli segnano la distanza tra lentezza e velocità nell’esecuzione e nella percezione. Per vedere la “mostra” su Haring sono più che abbondanti 8 minuti, dopodichè move your bottom. Se con lo stesso biglietto (anche maggiorato di qualche euro in più) mi avessero fatto accedere alla parte archeologica sarei andata a vedere quella. Ma tant’è, questa è la politica culturale italiana.

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