Written by 10:32 Design, Sap!ens

KATA

Kata è un esperimento innovativo che ha coinvolto designers, artigiani, docenti e studenti.

Lo spazio/evento Kata, ideato dal Michele Fanfulli Studio e sviluppato in collaborazione con Puntodifuga Legno&Design, deZign Studio e Tomea materie plastiche, è un esperimento innovativo che ha coinvolto designers, artigiani, docenti e studenti, allo scopo di stimolare una riflessione sullo stato del design e sulla posizione dei progettisti rispetto alla condizione attuale.

Il linguaggio del design, in un contesto globalizzato, ha determinato, com’è facile intuire per chiunque si trovi a visitare una fiera, un appiattimento del linguaggio su temi (il minimalismo, ad esempio) decisi a tavolino dalle aziende produttrici. Molti degli “stili” cui siamo assoggettati, infatti, sono basati su necessità aziendali volte alla perfetta riproducibilità dei pezzi o alla semplificazione, volta al risparmio, degli stessi. Molto spesso il linguaggio che ci viene veicolato dai media non è altro che quello che è più comodo ed economico per le aziende, anche se crediamo sia il meglio anche per noi utenti. In realtà, ultimamente, tutti viviamo una sorta di déjà-vu quando entriamo in casa di amici dove ritroviamo gli stessi mobili o simili linguaggi.

L’idea è che Kata possa essere un nuovo modo di concepire, vedere e comunicare il design, attraverso una sostenibilità creativa che può aiutare progettisti, aziende, artigiani e studenti, a trovare una dimensione umana con cui confrontarsi ed entro la quale far crescere le proprie idee, al di fuori delle logiche di mercato classiche. Un modo per potersi confrontare, usando linguaggi diversi, ma attinenti un unico obiettivo: riavvicinare le persone al prodotto.

Kata è una ricerca di linguaggio e cultura, prima di tutto; una sensibilizzazione degli utenti al prodotto che parla di uno stile di vita, di un materiale, di un progetto, un prodotto che sia capace di caratterizzare lo spazio e non di mimetizzarsi, capace di comunicare una nostra sensibilità, attitudine, un nostro personale gusto.

Il perché di questa riflessione è da ricercare nella condizione attuale e nella posizione delle aziende rispetto al design, inteso come cultura del progetto. Si è infatti definita una situazione per cui le aziende ricercano più “cad monkey” che designers, visto che non viene dato modo ai progettisti di portare avanti innovazioni sul prodotto.

Infatti, di solito, “l’innovazione” viene delegata a “grandi firme” capaci di attrarre l’attenzione su qualche pezzo (di solito venduto in pochissime copie) che, in realtà, serve a veicolare tutti gli altri prodotti che di innovativo hanno ben poco e, di solito, sono tutti riconducibili ad un’unica radice. Questa “semplificazione” del progetto ha sottratto valore all’iter progettuale ed ha permesso alle aziende di sottopagare progettisti ridotti a meri caddisti. Inoltre ha generato l’impossibilità per i nostri prodotti di essere competitivi sul campo dell’innovazione, per questo si è iniziata quella corsa all’appiattimento sul costo che sta portando la nostra economia alla catastrofe.

Cosa fare allora? Torniamo al vero “made in Italy”, inteso come la capacità di innovare i prodotti con stile, si, ma che non sia solo styling. L’innovazione che potrebbe riportare i nostri prodotti ai livelli che gli spetterebbero, riguarda l’intera cultura di un paese, riguarda il riappropriarsi di lavorazioni, materiali, esperienze, che siano radicate sul nostro territorio e che sono apprezzate a livello globale. Riappropriarsi di questi linguaggi e rielaborarli con uno nuovo, affinché, ogni prodotto, sia veicolo di un messaggio che è Kata.

Quello che Kata si propone di fare è di essere connessione tra designer, progettisti, artigiani e centri di formazione, allo scopo di strutturare una rete di connessioni che possa stare al di sopra delle sole leggi di mercato, cercando di trovare, come elemento legante, un unico linguaggio basato sul valore culturale, sostenibile e creativo del progetto.

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